Le torri della mia città

Bologna

Poco tempo fa mi sono ritrovata a chiacchierare in un baretto con un amica fuorisede riguardo quanto conosciamo realmente le nostre città e mi sono resa conto di non conoscere abbastanza la mia così ho deciso di doverla riscoprire un tassello alla volta.

Così oggi mi sono presa un pomeriggio libero per fare la turista alla scoperta di Bologna tra portici, torri, storia e storie.

 

Bologna è detta la turrita perchè fino al XII secolo contava oltre 100 torri di proprietà delle varie famiglie che, proprio attraverso l'edificazione delle torri affermavano il loro prestigio sociale in città e svolgevano importanti funzioni militari di difesa.

In tutte le torri si notano ben visibili dei fori quadrati che apparentemente non hanno una funzione, si chiamano 'buche pontaie' ed erano fondamentali per installare i ponteggi per costruire o intervenire successivamente sulle costruzioni.

Oggi le torri sono solo 22 e per scoprire una dopo l'altra la loro bellezza da turisti o riscoprirla da bolognesi potete seguire il mio itinerario tramite la mappa che ho creato su GoogleMaps e leggere qui qualche notizia e curiosità.

La mia passeggiata è iniziata con un bel riscaldamento in salita, 498 scalini mi hanno portata in cima alla Torre degli Asinelli; il cielo era leggermente velato dalle nuvole e il sole scaldava i tetti rossi e i muri in mattoni a vista della città, una turista danese mi ha chiesto di indicarle i principali monumenti e io ne ho approfittato per fare un po' di conversazione in inglese.

La torre è stata costruita tra il 1109 e il 1119, è alta 97,20 m con uno strapiombo di 2,23 m, la piccola rocca all'interno del basamento è stata realizzata nel 1488 per ospitare i soldati di guardia ma oggi vi troverete delle botteghe di artigianato a ricordo della funzione commerciale svolta dal medievale Mercato di mezzo mentre la lunga scalinata interna è stata terminata nel 1684.

Ci sono molte leggende che ruotano attorno a questa torre, la mia preferita risale al XII secolo e racconta che:

 

« Nel 1100 un giovane bolognese che trasportò sabbia e ghiaia ai muratori, fu soprannominato Asinelli dal fatto che per il suo lavoro usò due asini. Un giorno, il ragazzo, passando nei pressi della casa di una nobile famiglia vide alla finestra una bellissima ragazza della quale si innamorò. Quando si presentò davanti al padre per chiedere la mano di lei si sentì rispondere che avrebbe avuto in sposa la giovane quando avesse costruito la più alta torre della città. II nobile e ricco signore, naturalmente, così dicendo pensava che iI fatto mai avrebbe potuto accadere. E invece il giovane, aiutato dalla fortuna, vi riuscì. Mentre stava scavando sabbia e ghiaia nel fiume Reno, a un tratto vide luccicare qualcosa sul fondo dell’acqua chiara. Furono nientemeno che tantissime monete d’oro. E così fu che il ragazzo, non più povero, ordinò ad un muratore di costruire la più alta torre della città. Dopo un lungo lavoro durato nove anni la torre fu terminata e il giovane poté sposare la fanciulla della quale era innamorato. Asinelli lui, Asinelli la torre, dunque, secondo la leggenda, nata da un grande amore. »

 

A fianco la Torre dei Garisenda, dello stesso periodo della Asinelli, è alta 47 m, ha uno strapiombo di 3,22 m e la base è rivestita da un bugnato in selenite realizzato alla fine del XIX secolo. Dante che la vide ancora integra la cita più volte:

« […] Qual pare a riguardar la Carisenda

sotto ‘l chinato, quando un nuvol vada

sovr’essa sì ched ella incontro penda;

tal parve Anteo a me che stava a bada

di vederlo chinare, e fu tal ora

ch’ i’ avrei voluto ir per altra strada […] »

(Divina Commedia, Inferno, XXXI, 136-140)

 

« […] Non mi poriano già mai fare ammenda

del lor gran fallo gli occhi miei, sed elli

non s'accecasser, poi la Garisenda

torre miraro cò risguardi belli,

e non conobber quella (mal lor prenda)

ch'è la maggior de la qual si favelli […] »

(Rime, VIII)


Le due torri, costruite dalle omonime famiglie, sono il simbolo della città e sono collocate nel punto di ingresso dell'antica via Emilia, oggi piazza di Porta Ravegnana, da qui ci spostiamo alla Torre degli Uguzzoni innalzata tra la fine del XII e l'inizio del XIII secolo, è alta 32 m, è rivestita alla base da due file di blocchi di selenite e conserva ancora la porta originale ma tra il '600 e il '700 è stata trasformata in altana con l'apertura di grandi finestre.

La tappa successiva è la Casa-Torre dei Guidozagni che risale al XII secolo, è alta poco più di 20 m ma al tempo della sua costruzione era certamente più elevata - esistono testimonianze risalenti al 1487 di un crollo della parte superiore che distrusse la casa a lei unita. Nel 1926 è stata restaurata dalla TIMO, per accogliere le scale di accesso alla centrale telefonica, in particolare è stata rifatta la porta originaria  ad arco ogivale utilizzando marmo al posto della selenite e furono create nuove aperture.

A pochi metri di distanza la Torre dei Prendiparte o Coronata, edificata nella seconda metà XII secolo, è alta 59,50 m (61 m con il pinnacolo sulla sommità), la base è rivestita da 9 file di parallelepipedi di selenite. Dopo vari cambi di proprietà nel '500 divenne della Chiesa e, tra il 1751 e il 1796, divenne carcere della curia; sulle pareti delle celle sono rimaste varie iscrizioni incise dai prigionieri, tra cui quella di Angelo Rizzoli che scrisse: « calcerato per avere ingravidato due sorele". 

Per vedere la torre successiva dovete camminare fino a Palazzo Ghisilardi-Fava (sede del Museo Civico Medievale e del Palazzo delle Esposizioni entrambi assolutamente da visitare) ed entrare nella corte interna. Ecco la Casa-Torre dei Conoscenti, costruita presumibilmente nella prima metà del XIII secolo, poggia su un basamento di selenite antecedente e molto antico, è alta poco più di 20 m ed è passata sempre più inosservata nel corso degli anni poiché inglobata da una seconda proprietà che vi ha edificato intorno, nascondendola agli occhi dei cittadini.

Allargando ancora un po' il giro troverete la Torre dei Ghisilieri, nascosta sotto altre spoglie, si tratta dell'attuale campanile della Chiesa di San Gregorio e Siro, è un tipico esempio di torre riconvertita. Edificata nel XIII secolo, era alta poco più di 20 m ma, al contrario delle altre torri, questa grazie alla sua riconversione è stata innalzata di una decina di metri tra il '700 e l'800, inoltre conserva ancora le finestre con arco a tutto sesto e la porta circolare (all'altezza del secondo piano dell'edificio accanto).

Ora torniamo nelle vicinanze della Torre dei Prendiparte, qui c'è anche la Torre degli Azzoguidi o Altabella anch'essa edificata nella seconda metà XII secolo, è alta 61 m e a giudicare dalla finestra mozzata dal tetto fu certamente più alta, la base della torre è rivestita da 10 file di parallelepipedi di selenite che nel XIX secolo fu adattata per ospitare una bottega. Meno noto è che gli Azzoguidi possedevano un'altra torre, oggi scomparsa ma della quale restano le sue vestigia interrate nell'attuale via Oberdan all'angolo con la piazzetta di San Simone.

Un po' più distante, la Casa-Torre dei Lambertini costruita nel XII secolo per scorgerla bisogna osservare con attenzione lo spigolo nord orientale di Palazzo Re Enzo o Palazzo del Podestà all'incrocio tra via Caduti di Cefalonia. La torre è alta  25 metri, la porticina col balconcino e la finestrella più piccola, visibili sul prospetto orientale dovrebbero risalire alla struttura originale poi nei secoli sono stati aggiunti altana, porte, finestre e l'apertura al pianoterra. Altri interventi sono stati effettuati nei primi Novecento sotto la supervisione di Alfonso Rubbiani il quale ha operato un restauro "in stile" rendendo difficile distinguere oggi ciò che è autentico da ciò che non lo è. 

Attraversando la strada e voltandosi indietro alla vostra sinistra vedrete la Torre dei Ramponi, anche se non mostra più alcun riferimento alla famiglia né alla sua epoca storica questa torre coperta da intonaco e tinteggiature ha un'anima risalente al 1120-1121 ed è alta circa 25 m.

Ben visibile da piazza Maggiore e anch'essa parte di Palazzo Re Enzo, la Torre dell'Arengo, realizzata nel 1259, alta 47 m e leggermente pendente, al suo interno ospita dal 1453 la campana innalzata da Aristotele Fioravanti nota come il "campanazzo" (47 quintali di bronzo) che suona ogni 21 aprile per festeggiare la liberazione della città dal fascismo. Sotto la torre uno dei 7 segreti bolognesi: il Voltone del Podestà, dove si verifica un particolare fenomeno acustico, se si parla sottovoce rivolti verso uno degli angoli si è perfettamente udibili dall'angolo opposto.

Sempre da piazza Maggiore è possibile osservare la Torre degli Accursi o dell'Orologio, in origine nel XII secolo, di proprietà dell'illustre giurista Accursio divenne dopo la sua morte, avvenuta nel 1263, di proprietà del comune che nel 1444 fece installare l'orologio. La torre ha subito diverse trasformazioni nel corso dei secoli dovuti al variare dei meccanismi dell'orologio e anche a causa di un incidente con dei fuochi d'artificio.

Spostandosi da piazza Maggiore verso piazza del Nettuno si scorge, la Torre degli Scappi, costruita attorno al 1220, oggi misura 38,40 m ma forse all'epoca era ancora più alta. Il cognome della famiglia si dice legato alla leggenda, comprovatamente falsa, secondo cui una donna affacciata ad una finestra adiacente la torre assisté al tentativo di fuga di Re Enzo che nascosto in una brenta fu tradito dai suoi capelli biondi che uscivano e la donna gridò: "scappa, scappa!".

Allontanandosi un po' dalla piazza principale, vicino ala questura vi è la Torre dei Lapi, in origine era alta circa 30 m ed era uno dei varchi della prima cerchia muraria di Bologna dunque del IV secolo d.C., fu più volte riadattata, oggi è parte del Palazzo Comunale ed è stata ridotta a soli 18 m.

A due passi dalla precedente fu costruita la Torre degli Agresti alla fine del XIII, incredibilmente sopravvisse all'incendio del 1641, a seguito del quale però fu privata dei blocchi di selenite che stavano alla base, accorpata agli edifici circostanti e ridotta all'attuale altezza di 20 m con la realizzazione di un'altana.

Seppur a pochi passi, un po' nascosta, c'è la Casa-Torre dei Catalani edificata all'inizio del XIII secolo, è sempre stata alta gli attuali 16 m e ha tre vani sovrapposti più un sotterraneo ricavato nel perimetro delle fondamenta collegato agli altri solo per mezzo di botole.

Siamo giunti a una delle torri che preferisco, la Torre dei Galluzzi, costruita a partire dal 1257, è alta circa 30 m (ma probabilmente all'epoca era più alta) e inserita all'interno di un unico complesso edilizio. A questa torre è legata una storia d'amore tra le più strazianti di Bologna:

 

« Poco prima che Dante nascesse, poteva succedere a Bologna che due casate di opposte fazioni si trovassero a vivere a pochi passi l'una dall'altra. Era questo il caso dei Galluzzi, fiera dinastia Guelfa, e dei Carbonesi, loro acerrimi rivali. Gli uni risiedevano vicino all'attuale piazza Galvani, in quel piccolo borgo che ancora oggi si chiama Corte Galluzzi, mentre gli altri vivevano poco distante, nei pressi della strada che, dopo più di sette secoli, continua a portare il loro nome. Nessuno sa di preciso come accadde ma nel 1258, per un breve attimo, l'amore trionfò sull'odio quando Virginia Galluzzi e Alberto Carbonesi si innamorarono e si sposarono segretamente. I due sposi furono scoperti nottetempo dal padre della sposa che, assieme ai suoi figli e servitori, trucidò Alberto e vari suoi famigliari. Virginia disperata si impiccò al balcone della torre della famiglia dell'amato defunto, come a voler morire il più possibile vicina a lui. »

 

Ritornando verso le due torri si  la Casa-Torre dei Carrari che risale al XII secolo ed è alta 22 m.

Proseguendo la passeggiata, e giungendo in piazza Minghetti, si può vedere spiccare dalla bellissima casa medievale dei Caccianemici la Torre de' Toschi, costruita nel XII secolo è alta 26 m.

Basta voltarsi, restando nella piazza, per vedere la Torre Bertolotti-Clarissimi, innalzata nel XII secolo ma ridotta nel '400 a un'altezza di 16 m per essere poi trasformata in altana dalla famiglia Saraceni. Solo nel 1933, a seguito di un restauro furono riportate alla luce due aperture e il basamento in selenite.

Camminando lungo via Farini e via Borgonuovo per poi risalire lungo strada Maggiore passando sotto al portico destro si scopre la Torre degli Oseletti; la sua costruzione risale al XII secolo, è attualmente alta 31 m ma in origine doveva superare i 70 m, è inglobata in Palazzo Sanguinetti ed ha un bell'ingresso, restaurato nel 1924, con 9 file di conci in selenite e una porta strettissima con arco a sesto acuto. 

Con una piccola deviazione da strada Maggiore in via dal Luzzo si scopre la Torre degli Alberici databile attorno al 1273 e alta 27 m.

Il percorso termina qui, a due passi da dove è iniziato.

 

 

Fonti: